di Enrico Bruni

Finalmente dopo mesi in cui i giovani sono stati lasciati ai margini del dibattito politico, questa categoria è finalmente tornata al centro nei talk show e tra gli opinionisti. Ma come è stato possibile un tale cambio di passo? Lo ha fatto ben notare la consigliera comunale di Firenze Laura Sparavigna (PD): la ripartenza della movida ha riportato al centro dei media e della politica i giovani “dimenticati fino all’altro ieri quando si parlava di contributi affitto, sostegno al reddito e all’imprenditoria, rimodulazione di stage e tirocinio per l’inserimento lavorativo o di rimodulazione delle tasse universitarie contro l’abbandono scolastico”.

Non era però così difficile prevedere che una riapertura più o meno confusa avrebbe generato una risposta disorientata da parte della popolazione, ormai psicologicamente provata da più di due mesi di lockdown. E in questo quadro generale vediamo le risposte date da una parte dalla politica dall’altra dalla cittadinanza: per quanto riguarda la prima il deputato leghista Edoardo Ziello che, approfittando di questo momento di insicurezza per rilanciare il proprio nome, sta promuovendo un’ordinanza comunale per chiudere Piazza delle Vettovaglie, ordinanza che di fatto si propone di trasformare una piazza pubblica in una sorta di privé a cielo aperto, insomma i soliti divieti che niente risolvono; per quanto riguarda invece la seconda sui giornali e sui social si sono sommate decine e decine di giuste condanne ai comportamenti scorretti  di parte della cittadinanza a questo primo weekend di “ritorno alla normalità”.

Tra queste non sono mancate quelle che più che far riflettere sulla mancanza di senso civico da parte di chi sabato scorso non si è fatto problemi a creare pericolosi assembramenti, hanno preferito abbassarsi alla retorica dal sapore leghista dei “ragazzetti viziati e irresponsabili”. Frasi come “gioventù di incivili”, “teste vuote che si fregiano di essere laureati” stanno accompagnando in questi giorni foto di aperitivi e cassonetti colmi di cocci di bottiglia. Intendiamoci: comportamenti sbagliati in un momento come questo sono un vero e proprio attacco alla sicurezza di tutte e di tutti, nonché irrispettosi verso tutti i sacrifici fatti finora. Tuttavia, bisogna evidenziare un altro punto: queste reazioni aggressive, queste campagne d’odio fanno altrettanto male. Si è sviluppata una retorica figlia di anni e anni di egemonia “cattivista” nel dibattito pubblico che però pensavamo di aver relegato a certe fazioni, ma è chiaro che così non è: per quanti anni ci siamo fatti dare dei “buonisti” perché a quelli che sbraitavano di volere le città deserte e i bar chiusi al tramonto rispondevamo che risposte del genere sono inadeguate e controproducenti? Ci siamo già scordati che noi non dobbiamo essere come loro?

In questi ultimi giorni di fronte ad alcuni discorsi fatti da persone finora insospettabili mi è tornato a mente un servizio fotografico che un candidato del centrodestra si fece fare in una Piazza dei Cavalieri colma di rifiuti prima che gli operatori ecologici arrivassero a pulire. Cambia il contesto, cambiano le motivazioni, ma la retorica è la stessa. Bisogna gridarlo a gran voce: noi non siamo come loro e non parliamo come loro. Questa situazione dimostra quanto ci sia ancora da lavorare nella promozione di una retorica non violenta e dialogante, della logica del confronto e non del “ndo cojo cojo”.

Poi chiediamoci: ma il tema vero di questo post-emergenza è la movida o il tracciamento? Tutta questa rabbia nasce soltanto dalle immagini di ragazzi che si divertono dopo mesi di lockdown o dovrebbe essere indirizzata verso quanto sta emergendo da inchieste di autorevoli giornali attorno alle contraddizioni della gestione della sanità e dell’emergenza sanitaria all’interno delle Regioni più colpite dal virus? L’indignazione è giusta, ma non può creare un clima di caccia all’uomo, né tantomeno far venir fuori le manie da sceriffo che abbiamo visto in questi mesi con la gente che dai balconi sputava sui passanti o insultava in maniera quasi isterica chi andava a correre. Nel frattempo, mentre questa sterile macchina del fango si sta lentamente esaurendo, c’è chi indisturbato sta irresponsabilmente organizzando una manifestazione in piazza nel giorno della Festa della Repubblica.

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