di Fausto Bosco

Il delicato momento storico suggerisce ovviamente misure coercitive volte alla limitazione delle liberta’ individuali in nome della salute pubblica e del contenimento della pandemia.

Tuttavia occorre iniziare a pensare a quello che sarà il mondo post-Covid19. noi lo stiamo facendo.

Le P.M.I. usciranno da questo periodo letteralmente devastate, il tessuto sociale muterà inevitabilmente e dovremo essere preparati a far fronte ad un’ ulteriore emergenza: quella socio-economica.

Ragione per cui occorre rispolverare un modello economico che è stato abbandonato troppo presto in virtù di un rinnovato liberismo economico: quello Keynesiano.

Ad ogni livello istituzionale devono essere prese misure volte alla creazione di lavoro, alla garanzia e salvaguardia di tutele sociali, al potenziamento delle strutture socio-sanitarie.

Il rilancio della città deve infatti passare per la creazione di nuovi posti di lavoro e nuove occasioni di sviluppo, e da questo punto di vista gli interessi delle imprese e delle istituzioni devono per forza coincidere.

Come PD Provinciale, non avendo a disposizione una stima di quelli che saranno i fondi da poter utilizzare per lo sviluppo socio economico, elenchiamo 8  iniziative che richiedono somme irrisorie in rapporto ai benefici.

 

1)Edicole 2.0:  reinventare la professione dell’edicolante attraverso la digitalizzazione, grazie alla quale le edicole tradizionali possono fornire al cittadino servizi un tempo impensabili, come la segnalazione in tempo reale degli allerta meteo o l’erogazione di certificati anagrafici per conto del Comune, oltre a fungere da hotspot per la connessione wifi;

 

2)Favorire lo sviluppo di microimprese. Un’idea potrebbe essere fare un piccolo bando per disoccupati, concedendo luoghi a canoni calmierati o locali dismessi a costo zero con l’impegno da parte di chi li prende in gestione di rivitalizzarli (tramite convenzione con Banche e piccoli prestiti delle banche a interessi bassi). Chi prende in gestione lo spazio si impegna ad organizzare iniziative culturali/educative o attività legate all’economia circolare;

 

3)Rete delle Ludoteche: creare nuovi spazi per attività ludico-educative e offrire la gestione a insegnanti ed educatori al momento inoccupati. Tale attività può essere anche digitalizzata, fornendo un supporto educativo a distanza tramite canali interattivi (ripetizioni e/o giochi educativi online). 

Nel momento di ripresa della normale attività lavorativa, soprattutto se ci fosse un prolungamento dell’anno scolastico, prevedere aperture straordinarie dei nidi, scuole d’infanzia e ludoteche  per la conciliazione lavoro famiglia.

 

4)Convenzioni col Terzo Settore: per far fronte a quelle che saranno le esigenze nell’immediato post-pandemia, occorre convocare un tavolo di lavoro con le associazione di Volontariato presenti sul territorio. E’ prevedibile un aumento della richiesta di servizi socio-sanitari e non possiamo farci trovare impreparati. Occorre quindi stipulare con tali associazione delle convenzioni che permettano di reclutare risorse per far fronte alla domanda di servizi. Ciò avrà un impatto positivo anche sul lavoro;

 

5)Turismo, Cultura e Commercio: Pisa è una città storica  che ha un patrimonio artistico e culturale incommensurabile. Le strutture ricettive sono state colpite pesantemente da questa crisi sanitaria senza precedenti nella storia contemporanea. Occorre aiutare questa attività, favorendo il rilancio del turismo che non sarà immediato. Proporre eventi culturali, coinvolgendo personalità e artisti. Ridurre il prezzo dei ticket ai musei e ai monumenti, ridurre il carico fiscale alle attività che operano nei settori ristorativi ed alberghieri.   

 

In questo settore gli interventi possono essere di svariato tipo: 

  • sospendere fino al 31/12/2020 la tassa di soggiorno per rendere maggiormente attrattiva la nostra città
  • sospendere fino la 31/12/2020 la tassa per il suolo pubblico e degli altri tributi locali, cancellando il debito delle attività obbligate alla chiusura per il periodo interessato;
  • aumentare i contributi alle associazioni e alle imprese culturali, oltre a contributi ad hoc per le associazioni di categoria, per l’organizzazione di eventi che richiamino pubblico. Il Comune di Pisa ha fatto un taglio notevole alle risorse in questo campo prevedendo una spesa di 250.000,00 euro per l’intero anno a fronte dei quasi 600.000,00 degli anni passati
  • concordare con i musei, anche di competenza statale, aperture straordinarie
  • coinvolgere i Comuni limitrofi in azioni di offerta turistica per la permanenza sul territorio dei turisti.

Occorre anche concedere ad uso gratuito l’utilizzo del suolo pubblico adiacente alle attività commerciali, in modo da rendere maggiormente attuabili le disposizioni ministeriali inerenti il distanziamento sociale. Bar, Ristoranti, Edicole, Gelaterie, Pub, Pizzerie ed ogni attività di vendita al dettaglio.

 

6) società sportive e dilettantistiche: se ne parla poco ma anche queste sono fra le più colpite. Definire un piano di aiuti per tamponare il danno economico di questi mesi:

 

– sospensione del canone di gestione fino al 31/12/2020 con recupero rateale e senza interessi entro il 31/12/2021. 

– Aiuti economici per il pagamento delle utenze.

– progetti per promuovere la partecipazione dei cittadini all’attività sportiva

 

7) sostegno e promozione alle imprese innovative e della ricerca. Se c’è una cosa che ha aiutato tutti, cittadini e imprese, è l’innovazione tecnologica applicata a garantire lo svago e gli aspetti ludici, alle aziende per mettere in sicurezza i propri dipendenti con lo smart working o piuttosto la consegna della spesa e dei medicinali grazie e commerce…. Pisa ha un vantaggio enorme che va sfruttato e rinnovato per fornire servizi e diventare attrattiva di nuovi talenti. 

 

8) produzione locale dispositivi di sicurezza:nell’ambito della concessione dei luoghi di proprietà pubblica a canoni calmierati o locali dismessi a costo zero, al fine di abbattere costi di produzione e quindi il prezzo al dettaglio oltre che a favorire la creazione di posti di lavoro, un’idea sarebbe quella di produrre dispositivi per la sicurezza individuale (mascherine, gel igienizzanti, soluzioni disinfettanti) in autonomia coinvolgendo le farmacie comunali, i comuni, la Regione Toscana, e l’Università di Pisa.

Ci sono un sacco di capannoni attualmente sfitti, sia a Pisa che in provincia (penso alla zona industriale di Ospedaletto, al punto PIP in Lavoria solo per fare degli esempi).

Recuperare e riqualificare gli spazi attualmente vuoti o in disuso, reclutare personale, utilizzare le farmacie del territorio come punti vendita dei dispositivi per la protezione individuale sarebbe un modo per iniziare a ragionare in maniera diversa al futuro prossimo. Una micro-filiera che può avere sviluppi positivi inattesi.

Questo gioverebbe anche a tutte quelle attività (micro-imprese, negozi, attività ricettive) che dovranno adeguarsi alle rigide normative inerenti la sicurezza: acquistare mascherine, gel, spray igienizzante sul mercato tradizionale ha dei costi elevati che possono mettere in crisi i piccoli commercianti.

Dare loro modo di poter acquistare questi prodotti a prezzi notevolmente più bassi ed in quantità maggiori non può che essere positivo. 

Si tratta, infine,  di una sorta di green-economy poiché l’impatto ambientale e logistico sarà prossimo allo zero: le strutture ci sono già, il movimento merce sarà contenuto e la distribuzione avverrà in punti vendita già presenti sui territori (farmacie).

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